Orto Botanico: dall’antichità alle nuove frontiere dello spazio

inCantiere Novembre 2012

L’Orto Botanico di Padova si prepara a diventare un centro di riferimento internazionale per la conoscenza delle specie botaniche, ma anche uno straordinario laboratorio didattico e sperimentale che darà la possibilità ai visitatori di ammirare il mondo vegetale sotto una nuova luce.

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Si avvicina la conclusione dei lavori all’Orto Botanico dell’Università di Padova, il più antico del mondo. Carron porterà a
termine nella primavera del 2013 la realizzazione del progetto dello studio di architettura VS Associati di Marostica (VI),
che ha vinto il concorso internazionale per rendere più esteso e funzionale l’Orto nato nel 1545.
“Le piante non sono quegli esseri inanimati che solitamente crediamo” dice il progettista, l’architetto Giorgio
Strappazzon. “Sono il frutto di 400 milioni di anni di evoluzione. Lo stesso Darwin scriveva che la punta delle radici,
avendo il potere di dirigere i movimenti delle parti adiacenti, agisce come il cervello di un animale inferiore. Il senso
di questo progetto sta anche nel consentire al pubblico di riconsiderare le proprie conoscenze sul mondo dei vegetali”.
Un restauro accurato della struttura esistente e il suo ampliamento nel segno della biodiversità: questo il cuore del
progetto. La superficie originaria è stata estesa di poco meno di 15.000 mq, arrivando ora a circa 35.000 mq complessivi.
Il progetto di rinnovamento prevede la creazione di “aree climatiche” che rispecchiano le diverse condizioni ambientali
e vegetali esistenti sulla superficie terrestre. Il visitatore potrà così compiere un ideale percorso che tocca i più vari
ecosistemi, fino a ricreare i climi sub-artici e, all’estremo, l’ambiente spaziale e le piante alimentabili artificialmente in
assenza di atmosfera.
I lavori sono iniziati nel luglio 2010 con la demolizione delle strutture preesistenti, recuperando in questo modo due suggestivi coni visuali verso la basilica di S. Giustina e Prato della Valle. Attualmente è stata completata la realizzazione del Blocco A, le serre, che si estendono per circa 100 metri di lunghezza, 35 di profondità e sono alte dagli 11 ai 18 metri. Il blocco architettonico principale è composto da una copertura in ETFE (Etilene Tetrafluoro Etilene), materiale plastico innovativo a base di fluoro caratterizzato da una notevole leggerezza, circa 4 Kg al mq, a fronte di una trasparenza maggiore del vetro e di una più alta penetrabilità ai raggi UV. 
Un materiale noto per essere stato utilizzato per la copertura del Centro Acquatico Nazionale di Pechino, dove sono state ospitate gare ed eventi della XXIX Olimpiade. Composta da cuscini contenenti aria, la copertura ha un ottimo potere isolante e impedisce al calore di disperdersi. Sulla copertura è in corso di montaggio un sistema di tendaggi,  he proteggono le piante dalla luce e contribuiscono all’isolamento termico necessario per conservare e tenere stabili i microclimi ricreati nelle grandi serre.
Sono partiti anche i lavori relativi all’impiantistica.
Si tratta di impianti particolarmente corposi, vista l’importanza che il controllo accurato di temperature egrado di umidità rivestono in una struttura di questo tipo.
Anche le lavorazioni richiedono un impegno aggiuntivo, vista la necessità di compierle in quota, montando le strutture su particolari trabattelli.
Anche la seconda parte delle strutture, il blocco destinato ai servizi, è stata ultimata nella sua parte architettonica e sta per esserlo nella parte impiantistica. Oltre ad un edificio adibito a locale per caldaie, quadri elettrici, cabine, gruppi elettrogeni, l’edificio C comprenderà una parte espositiva e laboratori di ricerca al primo piano. Qui
sarà installata la Banca dei Semi, che confermerà la città di Padova al centro della rete di istituti botanici europei che si occupano di ricerca nel campo delle specie vegetali.
Nell’edificio C al piano terra vi sarà un’area con bookshop, bar e ristorazione, oltre ad un terzo percorso espositivo dedicato al futuro delle piante nello spazio e alla botanica applicata alla tecnologia aerospaziale. All’interno di spazi completamente artificiali e chiusi verrà ricreata una unità abitativa chiusa che si rende autosufficiente attraverso
circa 200 metri quadrati di coltivazioni in cui si crea una sorta di simbiosi, di regime di autosufficienza tra i vegetali e la persona che se ne ciba.
Al centro di questo processo alimentare autonomo vi sono le colture idroponiche (in acqua), e la fotosintesi clorofilliana.
L’Orto Botanico di Padova si prepara dunque a diventare un centro di riferimento internazionale per la conoscenza delle specie botaniche, ma anche uno straordinario laboratorio didattico e sperimentale che darà la possibilità ai visitatori di ammirare il mondo vegetale sotto una nuova luce.

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